Carissime e Carissimi,

per augurare una «Buona Pasqua», abbiamo scelto di utilizzare un particolare del quadro di Giovanni Francesco Romanelli “San Giovanni e San Pietro al sepolcro di Cristo”, abbinato al versetto del Vangelo di Giovanni al capitolo
20: “Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette”.
Questi due elementi ci permettono di sottolineare un aspetto della Pasqua che ci sta particolarmente a cuore: ciò che si “vede” di più e ciò che manca!

Il Quarto Vangelo ci narra la fede del discepolo amato dal Signore, San Giovanni. In questo passaggio egli rimane senza nome anche per assumere il nome di ciascuno di noi.
Egli vede e crede. Egli, appunto, vede credendo e crede vedendo.

Non vede molto, soltanto dei piccoli segni, non incontra per il momento il Risorto come, poco dopo, accadrà a Maria, eppure vede e crede.
Una forma di “beatitudine” che Gesù annuncerà otto giorni dopo a Tommaso: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto» (Gv 20,29).
Anche noi desideriamo entrare in questa beatitudine. Vedere dei segni, soltanto dei segni e credere: “Fare del bene senza comparire. La violetta è nascosta ma si conosce e si trova grazie al suo profumo”, diceva così don Bosco!

BUONA PASQUA!

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