Missione in Ucraina di alcuni rappresentanti del Coordinamento degli enti salesiani italiani attivi nel settore della solidarietà internazionale
24 Aprile 2024

Michela Vallarino, presidente di VIS - Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, condivide una riflessione dopo la missione in Ucraina.

«Ad una settimana di distanza dal rientro dall'Ucraina, mentre redigo il report di missione per il VIS - Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, riascolto la canzone di Francesco Guccini, Shomèr ma mi-llailah, basata su un verso di Isaia, che Don Luca Barone ci ha fatto sentire la notte in cui siamo scesi nel rifugio per l'ennesimo allarme aereo: "La notte, udite, sta per finire, ma il giorno ancora non è arrivato sembra che il tempo nel suo fluire resti inchiodato. Ma io veglio sempre, perciò insistete, voi lo potete: ridomandate! Tornate ancora se lo volete, non vi stancate! Shomér ma mi-llailah? Sentinella, quanto resta della notte?"

Il report delinea gli "obiettivi raggiunti", grazie anche all'accompagnamento attento e costante di don Mykhaylo Chaban, Superiore della Visitatoria Salesiana dell’Ucraina greco-cattolica, che con i suoi confratelli ci ha riservato un'accoglienza che ci ha fatto sentire "a casa". Sono stati tanti e significativi gli incontri: con lo staff a Leopoli e Kiev, con diversi partner progettuali e rappresentanti delle istituzioni ucraine, italiane e della Santa Sede, con i soggetti destinatari dei progetti della ONG e del Coordinamento degli  enti salesiani italiani attivi nel settore della solidarietà internazionale (Fondazione Opera Don Bosco Ente Filantropico, Opera Don Bosco nel Mondo, Missioni Don Bosco, Fondazione Don Bosco nel Mondo e VIS).

Sulle note della canzone, quello che riaffiora sono soprattutto i volti delle persone: i volti (sorridenti nei momenti di gioco e compiti, durante la messa) dei bambini della casa famiglia di Leopoli; i volti orgogliosi dei giocatori di amputee football e del loro capitano, che ha perso la gamba al fronte e che, con e per la sua famiglia, cerca nello sport una forma di riabilitazione; i volti dei giovani soldati ritratti nelle centinaia di tombe, affiancate da panchine per coloro che li piangono; i volti "sospesi" delle quasi mille persone che vivono nel campo sfollati di Mariapolis, tra un passato che non esiste più e un futuro a dir poco incerto in cui si fa spazio un difficile presente; i volti motivati dello staff dell'ufficio progetti della Visitatoria salesiana e di VIS, tra cui gli espatriati Fiamma e Luca, che hanno deciso di continuare il loro viaggio insieme dopo il Sud Sudan; infine, i volti pieni di fede e speranza dei partecipanti all'affollata messa domenicale e di molti "operatori di pace", che agiscono nonostante sia difficile parlare di una pace che sembra così lontana. E tra questi volti la mia personale "altalena emotiva", nel tentativo di rimanere in ascolto e sintonizzarmi con le persone alla ricerca della normalità, ricavata tra un allarme e l'altro, in un contrasto continuo che dal bovindo della camera in cui alloggiavo scendeva fino al bunker passando per una luminosa cappella.

Sono tornata con un compito a livello personale e istituzionale: continuare a lavorare a supporto delle persone che vivono nel buio e a non rassegnarsi che esso sia senza fine, vegliare, insistere, ridomandare: "Ma ora capisco il mio non capire, che una risposta non ci sarà, che la risposta sull’avvenire è in una voce che chiederà: Shomèr ma mi-llailah: Sentinella, quanto resta della notte?"».

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